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mercoledì 15 marzo 2017

BIO EXPRESS = SALUTE E BONTA'

Mangiare sano negli ultimi anni equivale a mangiare biologico... ma quello che spesso compriamo è realmente biologico? 
Questo è un quesito che spesso mi sono posta, soprattutto quando al mercato o nei supermercati ho trovato esposti prodotti che riportavano tale dicitura , ma non erano come io me li aspettavo... mi spiego meglio. Se le mele esposte sono lucide , brillanti  e dalla forma perfetta tanto da far invidia a Grimilde ( la strega di Biancaneve) e negli ortaggi le foglie sono praticamente perfette tanto da sembrare aver preso vita da una tela dell' Arcimboldi ... forse tanto biologico non sono , non credete? La natura l'ho sempre immaginata come un artigiano e si sa che i prodotti artigianali , realizzati a mano , sono uno diverso dall'altro.
Biologico e con certificato di conformità è il lavoro svolto da Bio Express , un gruppo di agricoltori dell'Alto Adige, che in collaborazione con altri agricoltori sparsi nelle diverse regioni d'Italia, vendono i loro prodotti direttamente ai consumatori delle regioni Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia , Puglia  e Roma , contando di raggiungere circa 4000 famiglie a settimana.



 La qualità dei prodotti, che ho avuto modo di testare,  è eccellente e devo dire che anche molto belle sono le confezioni in cui i prodotti vengono consegnati.
C'è la possibilità di scegliere : tra tre diverse tipologie di cassette, contenenti solo frutta, solo verdura o ambedue e ovviamente le dimensioni. 
Ad esempio per una o due persone è consigliabile scegliere la " borsa Single" , con un peso indicativo che oscilla tra i 3 e i 4 kg ed un costo totale di €17; per un nucleo familiare medio è consigliabile la bio-cesta di 6 / 8 kg del costo di € 25 ; mentre per le famiglie numerose è perfetta la bio-cesta da 9 / 12 kg del costo di € 35.


Ma Bio Express ha pensato non solo alle famiglie o ai single, ma anche alle persone che sono costrette a consumare il pranzo fuori casa, come per chi lavora negli uffici , potendo anche qui scegliere tra le varie tipologie di qualità e grandezza, ma soprattutto sospendendo il servizio nei periodi di chiusura dell'attività. Vi starete chiedendo come possa essere utile in ufficio, dove si è impossibilitati nel cucinare ? Non ci sono problemi, Bio Express ha pensato anche a questo, orientando la scelta verso prodotti che possono essere consumati semplicemente con le mani, senza bisogno di cotture o particolari tagli.


Oppure siete dei possessori della card IKEA FAMILY ? Tanto di guadagnato, poichè riceverete la cassetta grande mista ad un prezzo super conveniente.
I prezzi di tutte le ceste sono comprensivi di trasporto.




Ogni settimana sul sito troverete la lista di tutti i prodotti che vi verranno consegnati , e se qualcuno non dovesse essere di vostro gradimento basterà inserirlo nella lista degli alimenti indesiderati al momento dell'iscrizione al servizio che a vostra scelta potrà essere a cadenza settimanale o quindicinale. Il pagamento avviene mensilmente dopo l'emissione della fattura tramite Bollettino freccia, carta di credito, addebito diretto SEPA o SDD , bonifico bancario o postale. 
Solo sul primo acquisto il prezzo sarà maggiorato di € 2.50 come cauzione per la cassetta di legno che sarà restituita di volta in volta la settimana successiva alla consegna.


Bio Express vuole e riesce a fornire un servizio di assoluta qualità , prestando attenzione alle richieste dei propri clienti che se vogliono possono acquistare i meravigliosi prodotti biologici senza essere vincolati all'acquisto delle cassette e consultare un listino prezzi che viene aggiornato ogni settimana .
Ringrazio Bio Express per la splendida campionatura inviatami : porri, sedano, carote, cavolo rapa, zucca, radicchio pan di zucchero, cetrioli, arance , mele ,  kiwi e spero di non aver dimenticato niente.
Sapete l'impressione che ho avuto quando ho visto la campionatura? Che tutta quella bontà provenisse dal mio giardino e non da qualche ( si fa per dire ) km più in là.
Bio Express significa concedersi non solo infinite bontà, ma fare un regalo a se stessi investendo su prodotti naturali ed ovviamente biologici 

domenica 5 febbraio 2017

PANZAROTTI UOVA E FORMAGGIO

Nel mio blog mi piace riportare ricette  che solitamente suscitano in me ricordi della mia bellissima infanzia.
Da piccola per me era un tripudio di emozioni quando molto di rado mia madre, che lavorava in fabbrica, vuoi per un motivo o per un altro rimaneva a casa. Che bello , sapevo che mi avrebbe preparato tante cose buone da mangiare soprattutto per invogliarmi, visto che ero non magra, ma di più ( oggi a vedermi non si direbbe proprio!!! )  e poi avremmo finalmente trascorso del tempo insieme.
Ricordo che spesso nei pomeriggi preparavamo insieme i panzerotti con le uova ed il formaggio grattugiato... io mi divertivo a chiuderne i lembi con i rebbi della forchetta e poi a poggiarli su un vassoio. Al momento di friggerli ricordo che mamma si chiudeva nel dietro-cucina e poi ad opera ultimata usciva con il suo bel vassoio pieno di infinita bontà.
Oggi che siamo tutti cresciutelli sono diventati l'occasione per incontrarci tutti il sabato sera  e gustarli insieme , raccontandoci la settimana appena trascorsa.
Quando qualche giorno fa sono arrivate le bontà di Lattebusche ho iniziato a pensare a quali ricette poter fare per esaltare il Piave DOP . Ovvio che appena ricevuto il prodotto l'ho aperto per assaggiarlo e capire bene in quale ricetta abbinarlo. Con me avevo una vera intenditrice di formaggi grattugiati ( una dei tanti in famiglia) ovvero la mia mamma.
Appena lo ha annusato ed assaggiato mi ha guardato e con una logica spiazzante mi ha detto :- Perchè non fare i panzarotti uova e formaggio, se ancora non li hai pubblicati nel blog? Sono buoni, il formaggio è tra gli ingredienti principali,  e poi è un'occasione in più per riunire tutta la famiglia.
Aveva perfettamente ragione, e detto fatto, sono stati realizzati.
Ma sapete cosa rende speciale questa ricetta ? Che se realizzati il giorno prima il loro gusto non cambia ed è davvero un bel vantaggio se si vogliono realizzare magari se si hanno ospiti o il tempo a disposizione è poco.
Non è il caso di dilungarmi ancora vi lascio di seguito la ricetta e come sempre vi auguro buone mani in pasta !!!!


- Difficoltà  : facile
 - Tempo : 2 ore 
- Costo : € 10 circa

- Ingredienti per 30 panzarotti :
Per la pasta :
350 g di farina "00"
90 g di olio extravergine di oliva
1 pizzico di sale
acqua qb per impastare 

Per il ripieno :
500 g di formaggio Piave DOP grattugiato
80 g di mortadella affettata sottilissima
3 o 4 uova 

1 l olio di semi per friggere



-  Preparazione :
- Ripieno: 
Per prima cosa è bene preparare il ripieno, in modo tale che riposerà un pò e così si assaporerà meglio.
Grattugiate finemente il Piave Dop in una ciotola ed unite la mortadella sminuzzata che già in precedenza era stata  affettata in modo sottile.
Unite le uova , tre o quattro, a seconda della loro grandezza , magari potrebbe occorrerne un'altra , comunque fino ad ottenere un impasto ben amalgamato e morbido.
Io non aggiungo sale, essendo il formaggio già saporito.

- Pasta :
Su una spianatoia di legno versate la farina setacciata a fontana , unite l'olio extravergine di oliva, un pizzico di sale ed iniziate ad impastare. Poco per volta aggiungete un goccio di acqua, fino ad ottenere un impasto che sia morbido e nello stesso tempo elastico.

- Svolgimento.
Con l'aiuto di un mattarello stendete una sfoglia molto sottile, che non superi i  cinque millimetri di spessore. Tagliate con un coppa-pasta o anche con una tazza del latte , tanti dischetti del diametro di 12 cm. Farciteli con il ripieno e chiudeteli a forma di mezzaluna premendo bene i bordi con i rebbi di una forchetta.
Friggeteli in abbondante olio di semi ben caldo, a fuoco basso però, poichè durante la cottura il formaggio dovrà sfogliare e cuocere piano, altrimenti rischia di restare crudo e compatto. 
Quando saranno belli dorati scolateli su carta assorbente e serviteli freddi o al massimo tiepidi.

- Occorrente :
Spianatoia in legno, mattarello, coppa-pasta , padella, carta per fritti








giovedì 2 febbraio 2017

LATTEBUSCHE L'ARTE DI FARE LATTE

A Busche , nel bellunese, in una zona incontaminata e ricca di pascoli tipici dei paesaggi alpini, da oltre 60 anni è attiva una cooperativa nel settore lattiero. 
L'intensificazione dell'attività di allevamento del bestiame da latte ( razze Bruna ed Alpina), nasce e si diffonde come soluzione al declino della Serenissima Repubblica di Venezia , che nel periodo di suo massimo splendore controllava tali territori .
Piccoli allevatori , per risparmiare sui costi di produzione ed ottenere un maggior ricavo si raggrupparono per poter lavorare a turno presso un unico casello. Ma gli anni difficili delle due grandi guerre nel secolo scorso, misero a dura prova queste attività , molte chiusero altre invece fronteggiarono con tenacia i problemi e così nel 1954 a Busche, 36 soci fondarono la "Latteria Sociale Cooperativa della Vallata Feltrina" , oggi Lattebusche . Nata per tutelare i piccoli produttori di montagna, negli anni è cresciuta sempre più, aumentando il numero dei soci a 357.

Foto tratta dal sito web aziendale


Oggi è dislocata su cinque stabilimenti produttivi : Busche (BL) , Chioggia (VE) , Sandrigo (VI) , Camazzole (PD) e San Pietro in Gù (PD) , con 266 dipendenti , 50 agenti e 13 punti di vendita diretti, i cosiddetti Bar Bianco ( il primo nato nel 1969 e che vende solo ed esclusivamente prodotti Lattebusche).

Foto tratta dal sito web aziendale 

Ogni giorno si lavorano oltre 3600 ettolitri di latte , l'equivalente di trentaseimila litri , dai quali si ricavano : yogurt, latte fresco di Alta Qualità, gelato, formaggi freschi e stagionati , di cui il più noto è il Piave DOP .
La tradizione con il trascorrere degli anni ha incontrato la tecnologia , ma quest'ultima ha sempre rispettato i prodotti rendendoli ancora unici nel loro sapore.  E poi solo una materia prima di qualità eccellente permette di ottenere un prodotto finito eccellente.
Proprio per garantire il meglio ai consumatori , Lattebusche sugue un rigido e meticoloso iter che va dalla mungitura del bestiame selezionato , alla raccolta del latte , alle analisi e controlli di laboratorio , alla trasformazione e distribuzione del prodotto. 
Tra i vari prodotti realizzati spicca il formaggio tipico bellunese, il cui nome deriva dall'omonimo fiume, ovvero il Piave. 


Il formaggio Piave ( che dal 2010 ha ottenuto dalla Comunità Europea il massimo riconoscimento per un prodotto alimentare, ovvero il marchio Dop ) , di cui Lattebusche risulta essere  l'unico produttore , segue per la sua produzione ancora metodi di lavorazione tradizionali. Durane la stagionatura che avviene in ambienti a temperatura e umidità controllata e che varia dai 20 giorni ai 18 mesi , le forme vengono regolarmente rivoltate , raschiate e spazzolate.


Viene commercializzato in tre tipologie diverse, oltre alla "Selezione Oro " ed una "Riserva ":
1) fresco (stagionato dai 20 ai 60 giorni)
2)mezzano (stagionato dai 60 ai 180 giorni)
3)vecchio (stagionato oltre 180 giorni)
 - vecchio "Selezione Oro"  (stagionato oltre 12 mesi)
 - vecchio "Riserva" (stagionato oltre 18 mesi).

Il sapore è dolce ed intenso, ed è ottimo sia gustato come semplice formaggio da tavola o grattugiato.
La "Selezione Oro" si presenta con una buccia consistente ed un colore tendente al paglierino, privo di occhiatura. 
Capace di esaltare ogni portata è ottimo se abbinato con noci e pere e ha conquistato il cuore non sol odi molti italiani, ma anche di vari stati esteri come Canada e Australia.
Vi consiglio di visitare il sito aziendale www.lattebusche.com , per avere una panoramica ancora più ampia dei meravigliosi prodotti che da generazioni, grazie all'impegno , alla costanza e alla serietà portano in alto sul proprio territorio nazionale e all'estero il valore del made in Italy




mercoledì 25 gennaio 2017

IL RAGU' NAPOLETANO

Edoardo De Filippo  , tra le sue tantissime opere , ne ha dedicata una al ragù napoletano...eh si, perchè per ogni napoletano che si rispetti nessun ragù è buono se non quello di mammà. 
'O rraù ca me piace a me 
m' 'o ffaceva sulo mammà. 
A che m'aggio spusato a te, 
ne parlammo pè ne parlà. 
Io nun sogno difficultuso; 
ma luvàmell''a miezo st'uso. 
Sì, va buono: cumme vuò tu. 
Mò ce avèssem' appiccecà? 
Tu che dice? Chest'è rraù? 
E io m'a 'o mmagno pè m' 'o mangià... 
M' 'a faje dicere na parola? 
Chesta è carne c' 'a pummarola.

Devo però precisare che a Napoli ,  zona che vai ragù che trovi , nel senso che c'è chi lo fa con carne mista ( vitello e maiale) e chi con una sola qualità.
Ricordo ancora quando le domeniche le trascorrevo dai miei nonni partenopei ed ancora mi tornano i mente gli odori e i profumi , che sono diventati quelli che mi riconducono alla mia infanzia.
Appena scesa dall'automobile ricordo il profumo del limone che il nonno curava come un figlio, con i suoi bei frutti gialli come l'oro e appena si entrava in casa si veniva accolti dal profumo delizioso del ragù che la nonna, con tanta cura e pazienza ci preparava.
Essendo io all'epoca una bimbetta tutta pelle e ossa ( difficilissimo a crederci, nel vedermi adesso ), ricordo che abbinava questa bontà agli ziti. Il compito , permettetemi di dire non facile, di spezzare tale pasta toccava al nonno, che si sedeva sulla sua seggiola e con il colapasta poggiato sulle gambe iniziava il suo duro compito. 
Siccome si inventavano di tutto pur di farmi mangiare, ricordo che la nonna li faceva spezzare per me , piccoli piccoli , della grandezza di una falange... ah povero nonno , quanta pazienza !!!!
Siccome poi gradivo , la nonna il ragù rimasto lo metteva in un barattolo di vetro e lo dava a mia madre , con la speranza che il miracolo del pasto si ripetesse anche il giorno dopo.
Oggi la situazione è un pò diversa, avendo un critico gastronomico in famiglia, mio marito per precisare, ogni domenica è sempre la stessa storia... Poverina la mia mamma che si sente dire dal genere partenopeo (in tono di scherzo ovviamente ) che il suo è un ottimo ragù, ma non uno napoletano !!! E da lì iniziano le  frecciatine, le battutine , ma sempre tutto in tono scherzoso .
Il segreto di un buon ragù ? Credo che sia la pazienza, tanta tanta pazienza e l'amore per le persone per cui si cucina. Va preparato il giorno prima in una pignatta di coccio , fatto cuocere a fuoco lento e lasciato "pippiare" o "pappuliare" che dir si voglia per almeno otto ore.
Nella riuscita di questo ragù che è stato un successone devo assolutamente ringraziare  l'azienda Mazzotti Home  per la pignatta inviatami , una vera e propria opera d'arte non solo nell'aspetto, ma anche nell'assolvere appieno il suo compito. 
Allora è inutile dilungarsi ancora, vi lascio la ricetta augurandovi un buon ragù!!!




- Difficoltà  : facile
- Tempo : 8 ore 
- Costo : € 20 circa

- Ingredienti per 10 persone :
4,5 l di passata di pomodoro
500 g di salsiccia cervellatine ( quella sottile)
8 tracchie
8 fettine spesse di muscolo di vitello
5 cotiche di maiale
100 g di prosciutto crudo
100 g di pancetta arrotolata
50 g di cipolla
sale qb



- Preparazione :
La prima cosa da fare è tritare finemente la cipolla con il prosciutto crudo e la pancetta. Questa operazione potrete farla tranquillamente con un mixer per risparmiare un pò di tempo. 
Versate il trito nel tegame di coccio e fate rosolare a fuoco basso e ricordandovi sempre di poggiare la pentola su uno spargifiamma . Appena la cipolla sarà bella imbiondita e i grassi del prosciutto e della pancetta sciolti , unitevi tutta la carne, comprese le cotiche che voi o il vostro macellaio avrete arrotolato ed insaporito all'interno con pepe, sale, aglio e prezzemolo ( molti a Napoli mettono anche pinoli ed uvetta ,ma questa volte l'ho omessa).
Fate rosolare affinchè la carne non sia sigillata per bene ( contando che state usando una pentola di coccio tale operazione può durare dai 45 ai 60 minuti).
Unite la passata di pomodoro, salate e lasciate pippiare cioè bollire piano piano per circa sette ore. 
Il miglior modo per assaggiarlo è quello di cospargerlo su una fettina di pane .

- Occorrente: 
Pentola di coccio 





martedì 17 gennaio 2017

PANE COTTO CON I FAGIOLI

Per fortuna che al giorno d'oggi ci sono le nonne !!! Lo dico da mamma, ringraziando ogni giorno la mia , per tutto quello che fa per la mia famiglia, per la sua presenza che spesso si rivela una vera e propria manna dal cielo !!!
Ma ho sempre sostenuto che le nonne sono un pò magiche con i loro nipoti, arrivano là dove le mamme non riescono e rendono i ricordi ancora più speciali.
Delle mie due nonne ho un ricordo favoloso, la nonna Angela la vivevo a domeniche alterne, non abitando vicine, mentre la nonna di cui porto il nome ...beh c'era un rapporto quotidiano.
Mia madre lavorava e spesso trascorrevo i pomeriggi con lei , ma quelli che mi sono rimasti più impressi erano quelli nel periodo che andava da fine ottobre a novembre, che coincideva con la raccolta delle olive. 
La storia della mia nonna è bella perchè semplice, intrisa dell'amore e dei sapori della sua terra , quella terra che ha tanto amato e rispettato. Durante appunto la raccolta delle olive , sia andava tutti da lei per contribuire e noi piccini, che a dire il vero con le nostre marachelle eravamo un pò d'intralcio ai grandi, venivamo accolti tutti nella sua cucina.
Il suo cuore malato non le permetteva più lavorare in prima persona, ma dirigeva l'opera e i figli, per farla sentire ancora più partecipe, le portavano un secchio di olive a cui bisognava togliere i fuscelli . Lei allora dopo aver preparato il pranzo per tutti, si sedeva sulla sua sedia accanto al camino , ci faceva sistemare in cerchio e ci raccontava dei "cunti".
Ricordo che io ripetevo spesso :- No, nonna, non si dice cunti, ma racconti !!! 
Lei allora mi accarezzava la testa e mi diceva che poi , con il tempo avrei capito che dire cunti non era un errore !!!
Aveva ragione, e lo avrei capito effettivamente poco dopo la sua scomparsa, quando per puro caso mi imbattei ne "Lo cunto de li cunti " di Giambattista Basile....ma questa è un'altra storia.
Il cunto che spesso ci raccontava, in tema con la cucina, era quello dei fagioli ! Nooo, per carità io li odiavo i legumi e quando se ne parlava ? Il giorno in cui per l'appunto li avrebbe serviti a pranzo. 
Brevemente la storiella raccontava di una fanciulla bellissima, da far girare la testa ad un principe e che sposò  un bel contadino. Il ragazzo dedito al lavoro , era stato messo in guardia dalla madre , che spesso la bellezza ed il cervello non andavano di pari passo...ma si sa, l'amore ha il sopravvento su tutto e tutti. Un giorno il giovane sposo , prima di recarsi ai campi chiese alla moglie per cena due fagioli , e già ne pregustava il sapore soave. Tornata la sera, a cena trovò nel piatto un solo fagiolo... sih perchè la moglie davvero ne aveva cotti solo due , uno a testa.
Per come la nonna raccontava , io scoppiavo a ridere, ma lei mi diceva che dovevo riflettere, perchè nella vita non bisogna mai fermarsi alle apparenze ed in cucina  nemmeno al primo assaggio.
Vi starete chiedendo perchè tutta questa storiella ? Semplicemente per presentarvi un piatto che ha i fagioli come protagonisti , ed ogni volta che lo ripropongo penso alla storiella e a quei giorni ancora così vivi nei miei ricordi : il pane cotto con i fagioli.
Mi sono avvalsa di due importanti prodotti : la materia prima:  i fagioli rossi matesè , tipici delle mia zona e da agricoltura biologica ( chi non riuscisse a reperirli può farlo con qualsiasi varietà ) e la legumiera della Mazzotti Home.
Beh non vi resta altro che fare un salto indietro nel tempo per la realizzazione di questo piatto unico , avere a disposizione del pane rigorosamente raffermo  ed augurarvi buon appetito !!!!
Un'ultima cosa, prima che non mi dimentichi: le dosi sono indicative, 80 g di pane secondo voi bastano a persona ? La regola direbbe di si , ma spesso ci sono delle eccezioni !!!




- Difficoltà : facile
- Tempo : 20 minuti
- Costi : 2 € circa

- Ingredienti per 4 persone :
350 g di fagioli cotti
30 g di cipolla 
20  di olio extravergine di oliva
320 g di pane raffermo
sale qb
acqua qb




- Preparazione :
Per prima cosa tritate finemente la cipolla e fatela imbiondire con l'olio extravergine di oliva in untegame di coccio, avendo l'accortezza di porlo su uno spargi-fiamma .
A questo punto unite i fagioli già cotti, un pizzico di sale e dell'acqua.
Per quanto riguarda l'acqua le dosi possono essere solo che indicative, in quanto dipende dalla durezza del pane, che all'inizio deve essere coperto dall'acqua.
Appena l'acqua bolle versatevi all'interno il pane rigorosamente raffermo tagliato a cubetti belli spessi e a fiamma medio-bassa con un cucchiaio di legno mescolate molto delicatamente . Il pane appena sarà morbido e l'acqua completamente riassorbita è pronto per essere gustato.

- Occorrente .
Legumiera di coccio , cucchiaio di legno.


mercoledì 11 gennaio 2017

MAZZOTTI HOME ... LE PENTOLE NON SONO SOLO PENTOLE

Tradizione di famiglia è quella di preparare alle proprie figlie il corredo : lenzuola ricamate , copriletti in chiacchierino , vestiario, ma anche utensili di cucina e batterie di pentole. Quelle che utilizziamo noi sono moderne , in acciaio inox, dal fondo alto almeno 1 cm ...ma ricordate come erano quelle delle nostre nonne ? Io si, soprattutto quella della mia nonna paterna, nonna Angela che aveva la sua bella batteria di pentole in ceramica nella sua piccola cucina. Quando la domenica poi sapeva che saremmo andati a pranzo da lei si svegliava prestissimo per preparare il suo ragù, che doveva "pappoliare" non meno di sei ore.Che profumi soavi, che delizia per il palato !!!! Oggi, a volerlo replicare , il risultato non è lo stesso e credo che tanto dipenda non solo dalla qualità degli ingredienti, ma dalle pentole.
Infatti non mi sbagliavo, e ho avuto modo di accertare ancora di più la mia tesi quando ho testato le ceramiche della "Mazzotti Home " , ceramiche dal 1903.


 



Albisola in provincia di Savona, vanta dal XIX secolo una grande e nota produzione di pentole di terracotta. Immaginate l'argilla che arrivava via mare dalla vicina Francia, più precisamente da Antibes. Le ceramiche venivano cotte nei forni a legna , che a sua volta veniva ricavata dall'Appennino Ligure. Le vernici invece venivano macinate e preparate nei mulini di Ellera. La produzione , a cui partecipava la maggior parte della popolazione, tra cui le donne ed i bambini, veniva fatta essiccare in riva al mare o nelle tipiche stradine di paese liguri , i carruggi o caruggi che dir si voglia.
proprio in questo periodo , nel 1903 , Giuseppe Bausin Mazzotti decide di aprire per conto proprio , nel piccolo borgo di  Pozzo Garitta , una piccola manifattura di pentole . Molti dei pezzi creati erano unici e lo stesso Filippo Tommaso Marinetti (ideatore del manifesto del Futurismo) definisce Albisola la "Libera Repubblica delle Arti". La Manifattura Mazzotti ospitò vari membri del movimento futurista , così come negli anni a seguire annovera ospiti del calibro di Lucio Fontana , Bruno Munari, Aligi Sassu , Enrico Baj e tanti altri ancora.
Dal 1903 ad oggi quattro generazioni si sono susseguite ed oggi come allora i processi della lavorazione sono tutti eseguiti interamente a mano. 
Non esistono stampi, si parte dalla balleggiatura , ovvero da una semplice "palla " di argilla a cui , tramite delle operazioni manuali, si eliminano eventuali bolle d'aria. Il passaggio successivo è la foggiatura che può avvenire in 4 modi diversi , a seconda dell'oggetto da realizzare, e successivamente all'essiccazione al sole, ogni singolo pezzo viene cotto in forno ad una temperatura di circa 1000° due volte, prima e dopo la smaltatura.
Da qualche anno la Mazzotti ha ripreso la produzione di pignatte, creando la linea mazzotti Home , la quale può essere riassunta con un neologismo: artistigianalità. Le pentole diventano un vero e proprio complemento di arredo , con i loro colori sgargianti, adattandosi perfettamente ai diversi stili di arredo...e poi esaltano la cucina, gli aromi ed ogni singolo ingrediente.
Le pentole non saranno solo più pentole, ma saranno una vera e propria opera d'arte.


Ed ecco la splendida campionatura che ho ricevuto : una casseruola, una pignatta ed una zuppa legumi.
Prima di utilizzare queste che sono delle vere e proprie opere d'arte è bene seguire dei semplici ma indispensabili consigli. Al primo utilizzo ( ma qualora ogni volta si riutilizzassero dopo un periodo prolungato di "riposo") le pentole vanno riempite fino all'orlo di acqua e lasciate così per almeno 15 minuti. Quando si mettono sul fuoco la fiamma deve essere bassa e va aumentata gradatamente, utilizzando sempre una retina spargifiamma. 
Vi invito a visitare il sito www.gmazzotti1903.it dove potrete ammirare tantissime opere d'arte e dove potrete volendo, prenotare visite guidate ai laboratori e allo splendido giardino museo in cui sono conservate oltre 50 opere di ari artisti.
Mazzotti , dove l'arte delle ceramiche prende vita .

martedì 13 dicembre 2016

STRUFFOLI E NOVITA'

Mancano pochissimi giorni a Natale, e a dire il vero quest'anno tra la mia piccola monella che mi tiene impegnata un'intera giornata, e tanti altri impegni mi rendo conto che se volessi realizzare tutto ciò che mi passa per la mente è davvero un'impresa da Wonder Woman  ! 
Eppure volere è potere e quindi non mi arrendo mai !!! Ecco , allora se prendo la lista delle cose ancora da fare (perchè la sottoscritta siccome è un tantino smemorina in borsa ha sempre un'agenda su cui appuntare tutto ) vedo che c'è : il centrotavola per Natale, i segnaposto, i regali ancora da acquistare , il menù da stillare e ...e si salvi chi può. Va bene , tanto io queste cose le faccio solo dopo un certo orario, quando in casa regna il silenzio e come mi ricorda sempre mia madre "la merla cieca la notte fa il nido ".
Allora iniziamo con una cosa per volta , dicendo che sono entrata a far parte di una community di ricette per web ed app , il cui nome è Oreegano. Sito davvero ben fatto, carinissimo con un'infinità di ricette , ognuna con accanto tutti i valori nutrizionali ...e poi ( io l'ho trovata una cosa carinissima) mettendo il numero delle persone per cui ci occorre una determinata ricetta , il calcolo del quantitativo degli ingredienti viene fatto in automatico ( e quindi via con calcolatrici , penna e foglietti vari). Vi invito ovviamente a fare visita la sito e di diventare miei follower.
Ah vedete avevo già dimenticato di darvi un'altra notizia. se avete bimbi in casa e volete scrivere con loro la letterina per Babbo Natale , alla fine del post troverete quella ideata da matesè , davvero troppo ben fatta e simpatica per non consigliarvela.
Per quanto riguarda la ricetta , ho visto con mio sommo rammarico che non ho mai pubblicato la ricetta degli struffoli, dolce tipico della mia terra... Apriti cielo quando ne ho parlato con mio marito :- No, ma che vergogna, dimenticare gli struffoli, che sono insieme ai roccocò e ai mustaccioli il dolce tipico della nostra terra !!! Che natale sarebbe senza struffoli, senza tutti quei corallini colorati ( che se si incastrano tra i denti ti fanno cantare ) , il cedro candito ...cosa sarebbe...
A questo punto credetemi l'ho stoppato con una sola domanda :- Ma tu a natale gli struffoli li mangi ?
La risposta è stata semplicemente no , e tutta la tragedia greca come si è accesa così si è spenta.
La versione degli struffoli è si quella classica, ma anche con un pizzico di innovazione elaborata qualche anno fa da una mia zia e mai più lasciata...una vera e propria bontà dove il miele incontra il cacao ed insieme si fondono in un sapore eccezionale che bisogna assolutamente provarlo . Unica pecca di questo dolce è che nel momento in cui si friggono creano tantissima schiuma e bisogna stare molto attenti ; vi consiglio pertanto di utilizzare una pentola o una padella dai bordi molto alti e friggerne pochi per volta.
Sembra di aver detto tutto, di non dimenticare niente , e allora buone mani in pasto !!!



- Difficoltà : facile
- Tempo : 2 ore 
- Costo : 8 € circa 

- Ingredienti  :
1 kg di farina tipo "00"
3 uova intere + 3 tuorli
6 cucchiai di zucchero
100 g di burro
3 cucchiai di olio extravergine di oliva
1 bustina di lievito secco per dolci
1 buccia di limone grattugiata
1 buccia di arancia grattugiata

1 l di olio di semi per friggere

1200 g di miele 
1 noce di burro
1 confezione di diavoletti colorati
1 confezione di ciliegine candite
1 confezione di cedro a fette
200 g di mandorle 
50 g di cacao amaro in polvere

- Procedimento :
Su una spianatoia versate la farina a fontana setacciata insieme al lievito  , versatevi all'interno le uova , lo zucchero, il burro fato sciogliere e intiepidire, l'olio di oliva  e la buccia degli agrumi. Impastate bene il tutto e create un composto che sia liscio, omogeneo e morbido. 
Adesso create tante striscioline e tagliate gli struffoli ( mi raccomando piccoli, poichè lieviteranno e raddoppieranno il volume in cottura). 
In una pentola o padella con i bordi molto alti , fate riscaldare bene un litro di olio di semi e friggete gli struffoli poco per volta, girandoli spesso , onde evitare che schiumano. 
Quando saranno ben dorati scolateli su carta assorbente e lasciateli raffreddare. 
Adesso divideteli in due porzioni uguali , per poi guarnirli con i due gusti differenti.
Per guarnire gli struffoli classici  prendete 100 g di mandorle , tagliatele grossolanamente e fatele rosolare con una piccolissima nocina di burro. Appena rosolati aggiungete 600 g di miele e fatelo riscaldare a fuoco basso. 
Quando si sarà bello sciolto versatevi la metà degli struffoli e rigirate per bene. Posizionateli nei piatti o vassoi e guarniteli con i diavoletti colorati, le ciliegie candite e le fettine di cedro. 
Per gli struffoli al cioccolato il procedimento è lo stesso ovvero fate rosolare le mandorle nella noce di burro , aggiungete però non solo il miele ma anche il cacao e rimescolate bene il tutto. Alla fine guarnite come quelli classici.

- Occorrente :
Schiumarola , carta-assorbente per fritti, schiumarola , spianatoia , padella o pentola dai bordi alti

Ed eccovi come promesso la fantastica letterina per Babbo Natale creata da matesè per #eccelenzematesine